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sabato 1 marzo 2014

I Segreti di Osage County [Film]

Una cosa ho capito di questo film: tutti se ne vanno senza fare le valigie.
I Segreti di Osage County, un altro film di cui mi rimane incomprensibile la nomination all'Oscar.



Quando devo riassumere la trama di questa tipologia di film mi trovo in difficoltà. 
Un'accozzaglia di eventi che devi star lì a raccontare uno per uno, altrimenti non ci si capisce una cippa.
In sostanza: Beverly Weston. il capofamiglia, molla tutto e qualche giorno dopo viene trovato morto.
Dopodiché, scoppia il pandemonio.
Il succo della storia è questo, diciamolo.

Non so neanche da che parte cominciare a commentare questo film.
Una gran confusione, un casino, urla, strepiti, insulti.
Che per carità, sono situazioni che possono capitare in qualsiasi famiglia, ma qui rasentiamo il surreale, alcune situazioni sono davvero assurde (leggi: Ivy e Little Charles).

Meryl Streep è sempre fantastica, ma forse io non faccio testo perché la adoro e la venero.
Julia Roberts: sì, brava per carità, ma una nomination agli Oscar? Sul serio?
Cumberbatch mi ha fatta troppo ridere, è strano vederlo fare l'imbecille dopo Sherlock.
Capisco che il ruolo di Juliette Lewis fosse quello della figlia scema, ma Dio se l'ho trovata irritante.

Ci ho messo quattro ore per vedere un film che ne dura a malapena due, questo per dirvi come mi ha ridotta. Una noia brutale, meno male che c'era Ewan McGregor con la barba che mi dava un po' di sollievo.

Dico solo che se fosse stato una produzione italiana, l'avrebbero già bollato come un dramma borghese e provinciale pieno di isterismi, invece è americano dunque candidiamolo all'Oscar, in fondo Harvey W. vuole così, perché contraddirlo?

Un'ultima cosa: Beverly ha fatto bene a mollare quella gabbia di matti, l'unica normale lì in mezzo era la badante nativa, Jonnah.

venerdì 25 febbraio 2011

Julie & Julia - Julie Powell [Libro]

Ok, ok lo ammetto: questo libro mi ha dato l'input per aprire questo blog. E' stata una sorta di "spinta".



Ma parliamo del libro...

Ho scoperto questa storia grazie al film di Nora Ephron con Meryl Streep nel ruolo di Julia Child ed Amy Adams in quello di Julie Powell; all'incirca un anno e mezzo fa, in occasione del Festival del Cinema di Roma.
Tendenzialmente sono curiosa nel raffrontare libro e film, e questo è stato uno degli innumerevoli casi.
Mi dispiace che sia passato così tanto tempo, ma se dovessi dar retta alla mia wishlist dei libri, non basterebbe una vita, quindi l'ho sacrificato fino ad ora per altri.

Perdonate la piccola divagazione, ma questo aneddoto merita di essere raccontato.
Dopo il mio trasferimento a Parma, ho ripreso la vecchia abitudine di fare incetta di libri in biblioteca (principalmente la Civica, ma ogni tanto anche alla Balestrazzi o la Guanda). Spulcia spulcia, trovo il nostro Julie & Julia alla Guanda ma era fuori in prestito, rientro previsto 20 Ottobre 2010. Ok, aspettiamo.
E' il 22 Novembre, ed il libro non è ancora stato restituito, bene, decido di prenotarlo...mi arriva niente popò di meno che...il 25 Gennaio!!!
Detto ciò, ecco la morale: siate rispettosi! Restituite in tempo i libri in biblioteca, sono un bene di tutti quanti e non un privilegio! Fine.

Di cosa parla? Di un'impiegata pubblica texana che vive a New York, vicina ai 30 anni che vuole trovare uno scopo, un obiettivo nella sua vita. Quale troverà? Cucinare tutte e 524 ricette del libro L'Arte della Cucina Francese di Julia Child per poi farne un resoconto su un blog, giorno per giorno, per un anno.

Fatte queste premesse, ecco cosa mi ha colpito di più del libro: il burro. Sì, il burro. La prima cosa che mi sono chiesta quando ho finito di leggere è stata: ma le analisi del sangue dopo l'anno di ricette, se le sono fatte? Al posto di vene ed arterie, queste due persone, hanno tubi di acciaio inox? Il fatto che l'unità di misura delle quantità di burro fossero panetti e non grammi, mi ha un po' inquietata (un'altra cosa che mi ha inquietata, no anzi, sconvolta, è l'aver scoperto che negli Stati Uniti esistono le confezioni di panna da cucina da 3 litri).
Poi è scattato l'inevitabile confronto col film. Di solito nella trasposizione ci si perde per strada, questo è uno dei rari casi dove l'adattamento non è poi così malvagio, nonostante il quasi stravolgimento del libro.
Ho amato molto Julie, in tanti aspetti mi ci sono anche ritrovata. L'ansia dei 30 che arrivano e i bilanci che si iniziano a fare li trovo tremendamente vicini a me.
Il voler imbarcarsi in un progetto, darsi uno scopo, anche piccolo, non trascendentale, per dare un po' di senso alla propria vita, essere insicura e combinare pasticci: sono tratti in cui mi rivedo.
Io spesso e volentieri parto in quarta nel voler fare qualcosa e poi spesso e volentieri abbandono dopo poco.
Le invidio molto il marito. Una gran pazienza quell'uomo! E poi a trovarlo uno che ti aiuta nelle faccende di casa!
Una cosa mi rattrista: il pessimo quadro che si fa di New York. E' vero, io non ci sono mai stata e molto probabilmente quella che ho io in testa è un'immagine idealizzata e un po' troppo da Sex and the City, ma davvero fa così schifo? No, ditemi che non è così.
Direi che mi è piaciuto. Mi ha tenuto compagnia durante l'influenza e poi è proprio quel genere di racconto molto realistico che mi prende molto (sì, è un'autobiografia. Fondamentalmente mi piace farmi gli affaracci degli altri). Divertente, buffo ma fa anche riflettere.

Consiglio: Leggetelo! :)