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sabato 14 febbraio 2015

BAFTA 2015 [Fashion]

Nuova premiazione, nuovo post. Oggi tocca alla versione British degli Oscar: i BAFTA Awards.

Tutto molto British, tutto molto bello. Con questi premi si va sempre sul sicuro, niente guizzi di originalità né di cattivo gusto (a parte sparute eccezioni), ma sono comunque importanti e un'occhiata non fa mai male.

Se state pensando che li ho presi in considerazione solo per UN presentatore vi sbagliate di grosso (o forse no.)

Ma bando alle ciance, let's start.

PS: Novità! Da questo post segnalerò anche Best & Worst dressed.


sabato 31 gennaio 2015

Golden Globes 2015 [Fashion]

E' arrivato. Il momento dell'anno che fangirl e cineossessionati aspettano sempre con trepidazione: l'Awards Season.

E con il mio puntuale ritardo, anche io do il mio contributo al delirio generale che invade il web in questo periodo.

Tanto lo so che aspettate tutti il mio Fashion Police (eh, come no!).

Lasciando stare i People's Choice Awards, che sono praticamente l'antipasto (e quest'anno rischierei di commentare un solo outfit, non ho visto altro, e chi mi conosce personalmente ha già capito a cosa mi stia riferendo), partiamo dai Golden Globes.


Quest'anno gli stylist delle celebrities hanno fatto a gara a chi ha vestito peggio. Colori piuttosto anonimi, tagli e tessuti da brivido. Prima di vedere un abito che mi piacesse ho fatto davvero fatica.

Però in questo post sono stata buona e ho cercato di ignorare gli outfit pessimi il più possibile, anche se è stata dura. Alcuni li ho scartati di proposito perché erano talmente orrendi che non me la sentivo di massacrare ulteriormente la figura barbina che hanno fatto da soli.

giovedì 6 marzo 2014

86th Academy Awards [Fashion]


Dopo il recap della cerimonia, è anche giusto dare un'occhiata al Fashion.
In verità come avevo già accennato qui, volevo fare un post globale del fashion di tutta l'Awards Season, ma già mi è venuto il mal di testa per selezionare le foto dei soli Oscar, non voglio neanche pensare a quanto tempo mi ci vorrebbe a star dietro a tutte le premiazioni. Abbiate pazienza ed accontentatevi.

Seconda premessa: [sarcasmo] sono la regina dell'obiettività [/sarcasmo] dunque prendete i commenti con leggerezza.

Partiamo? Partiamo.

mercoledì 12 febbraio 2014

American Hustle [Film]

E' arrivato il turno del terzo film della mia lista "Academy Awards", ovvero American Hustle.
Film che ha fatto poker di nomination tra gli attori e che ha collezionato in tutto ben dieci candidature.
Forse un tantino troppe.




Ammetto, ero partita con aspettative basse per questo film. Avevo letto più pareri negativi che positivi in merito.
Schifo non mi ha fatto, ma onestamente non mi spiego quale capolavoro possa essere da meritarsi addirittura nominations a due cifre.
Il cast se le merita tutte e quattro, per carità. Ma non vedo dove sia il capolavoro.

La storia di cui parla il film è una vicenda realmente accaduta, che gira intorno ad un'operazione dell'FBI anticorruzione a fine anni '70 che si avvale dell'aiuto di due truffatori di professione.

In alternativa, il film si può riassumere così: Bradley Cooper prova ad infilarlo per due ore e alla fine lo prende lui.
Questa mia versione del plot ha fatto furore sia su Facebook che su Twitter (faccio modestia di secondo nome).

Insomma, non so neanche cosa dire in merito.
American Hustle è uno di quei film che puoi vedere se hai due ore di tempo libero e non hai di meglio da fare.

Ho apprezzato in particolar modo la fotografia, che in qualche modo ricorda quei tempi che furono e ho molto molto apprezzato i costumi, particolarmente quelli femminili.

A+ alle interpretazioni, la mia adorata Jennifer Lawrence riesce a spiccare anche se si vede in tutto per un quarto d'ora. Tanto di cappello anche ad Amy Adams, Bale, Cooper e Renner.

Per il resto, nulla mi ha colpita in maniera tale da lasciare un commento articolato e sensato.
Tette della Adams, panza di Bale e bigodini di Cooper a parte.

Una commedia godibile con un grande cast, ma niente di così trascendentale. Neanche a livello negativo.
Certo, noi altre donne ci facciamo un po' la figura delle isteriche, ma vuoi o non vuoi sono proprio loro che, in un certo senso, risolvono la questione.

Dunque, il commento a sto giro è breve, esultate pure.

Next, please.


venerdì 7 febbraio 2014

Her [Film]

Eccomi con il primo film visto della lista "Awards Season 2014".

Presentato al Festival del Cinema di Roma, al momento, tra i vari premi ottenuti ci sono il Best Screenplay ai Golden Globes e Migliore Attrice, Scarlett Johansson, proprio al nostro Festival.
Nota: Scarlett è stata considerata "ineligible" (non avente diritto) alle candidature di premi importanti come i Globes o gli Academy perché non è mai apparsa in scena, la mia opinione a riguardo ve la lascio dopo.

Ma parliamo del film (spero di esserne in grado, sono piuttosto arruginita)

Her





Di cosa parla questo film? 
Ne faccio un breve sunto senza raccontare troppi dettagli visto che ancora nei nostri cinema non è uscito.

Theodore Twombly per vivere scrive lettere d'amore. Vive in un futuro non molto lontano in cui la tecnologia ha superato determinati limiti, sta divorziando e si innamora di una voce.

Plot di film in due righe, Chiara a vostro servizio.

Ho apprezzato molto l'uso delle inquadrature, l'alternare i primi piani di Phoenix con campi più lunghi che in un certo senso stanno ad indicare la dispersione dell'individuo tra cemento e tecnologia.

La sceneggiatura è curata e si merita tutti i premi e le nomination.
Sono molto onesta: mi son messa a vedere il film senza aver letto una riga di trama prima, l'unica cosa che sapevo era che Scarlett non si vedeva mai, il perché, però mi era oscuro.
Ebbene, mi è stato tutto chiarissimo.
Non c'è una sbavatura e anche i flashback sono azzeccatissimi.

Una cosa mi ha un po' turbata: i costumi, sarà che io detesto la vita alta e certi colori un po' smorti ma non mi sono piaciuti granché. Probabilmente perché stridevano un po' con l'ambientazione ipermoderna del film.
Ma ad ogni modo, mio personalissimo parere, so che non sono fondamentali nel film ma la mia area di interesse è principalmente questa, dunque non posso fare a meno di esprimere la mia perplessità.


La cosa che mi ha colpita di questo film è indubbiamente la storia.
Il cinema non è molto incline a parlare della nuova tecnologia, nello specifico di computer, sistemi operativi, social network e tutto ciò che ne concerne.
Ok, Sorkin e Fincher hanno fatto un lavoro superbo con The Social Network, ma lì si parla di una storia vera e di una situazione che sì è particolare ma più che affrontare cosa comporta essere, in un certo senso, dipendenti dalla tecnologia (uso questo termine ma so che non è propriamente corretto), parla di come la frustrazione personale di Zuckerberg abbia dato vita a quel mostro di Facebook.
Quel quid che invece ha Her, ancora manca.

Calarsi nei panni di Theodore non è poi così difficile, siamo onesti.
Pensiamoci: non è necessario avere un Sistema Operativo che interagisce concretamente con noi tramite discussioni o addirittura surrogati (come Samantha prova a fare ad un certo punto del film) per esserne dipendenti. In fondo lo siamo già.
A quanti di noi prende un attacco isterico quando salta la linea internet o il 3G dello smartphone non funziona?
La scena in cui Theodore ha una crisi quando l'OS sta facendo l'upgrade e risulta non raggiungibile è di facile immedesimazione.
Mettiamoci poi l'aggravante che il protagonista è un animo gentile e fragile, ancora estremamente legato all'amore della sua vita, Catherine, è dunque naturale che si affezioni in maniera quasi morbosa a Samantha.

Oltre al discorso di questa dipendenza verso gli strumenti high tech, il film sottolinea la solitudine dell'individuo. I rapporti umani ci sono, ma sono fragili, incostanti. Anche se un barlume di speranza pare ci sia ancora. E anche questo aspetto, ahimè, non è poi così lontano dalla realtà.

Nota di fondo per le interpretazioni di Joaquin Phoenix e Scarlett Johansson, davvero strepitosi entrambi.
Ed è un vero peccato che Scarlett sia stata esclusa dai vari premi perché non appare mai in scena.
Interpretare un ruolo del genere, quello di Samantha, dev'essere stato doppiamente difficile.
Tanti awards morali a lei, dunque.


PS: Purtroppo questa recensione, per motivi strettamente personali, è stata scritta "a rate", spero di non aver dimenticato nulla. Perdonate l'approssimazione, è un film che meriterebbe tavole rotonde di discussione!




venerdì 25 febbraio 2011

Julie & Julia - Julie Powell [Libro]

Ok, ok lo ammetto: questo libro mi ha dato l'input per aprire questo blog. E' stata una sorta di "spinta".



Ma parliamo del libro...

Ho scoperto questa storia grazie al film di Nora Ephron con Meryl Streep nel ruolo di Julia Child ed Amy Adams in quello di Julie Powell; all'incirca un anno e mezzo fa, in occasione del Festival del Cinema di Roma.
Tendenzialmente sono curiosa nel raffrontare libro e film, e questo è stato uno degli innumerevoli casi.
Mi dispiace che sia passato così tanto tempo, ma se dovessi dar retta alla mia wishlist dei libri, non basterebbe una vita, quindi l'ho sacrificato fino ad ora per altri.

Perdonate la piccola divagazione, ma questo aneddoto merita di essere raccontato.
Dopo il mio trasferimento a Parma, ho ripreso la vecchia abitudine di fare incetta di libri in biblioteca (principalmente la Civica, ma ogni tanto anche alla Balestrazzi o la Guanda). Spulcia spulcia, trovo il nostro Julie & Julia alla Guanda ma era fuori in prestito, rientro previsto 20 Ottobre 2010. Ok, aspettiamo.
E' il 22 Novembre, ed il libro non è ancora stato restituito, bene, decido di prenotarlo...mi arriva niente popò di meno che...il 25 Gennaio!!!
Detto ciò, ecco la morale: siate rispettosi! Restituite in tempo i libri in biblioteca, sono un bene di tutti quanti e non un privilegio! Fine.

Di cosa parla? Di un'impiegata pubblica texana che vive a New York, vicina ai 30 anni che vuole trovare uno scopo, un obiettivo nella sua vita. Quale troverà? Cucinare tutte e 524 ricette del libro L'Arte della Cucina Francese di Julia Child per poi farne un resoconto su un blog, giorno per giorno, per un anno.

Fatte queste premesse, ecco cosa mi ha colpito di più del libro: il burro. Sì, il burro. La prima cosa che mi sono chiesta quando ho finito di leggere è stata: ma le analisi del sangue dopo l'anno di ricette, se le sono fatte? Al posto di vene ed arterie, queste due persone, hanno tubi di acciaio inox? Il fatto che l'unità di misura delle quantità di burro fossero panetti e non grammi, mi ha un po' inquietata (un'altra cosa che mi ha inquietata, no anzi, sconvolta, è l'aver scoperto che negli Stati Uniti esistono le confezioni di panna da cucina da 3 litri).
Poi è scattato l'inevitabile confronto col film. Di solito nella trasposizione ci si perde per strada, questo è uno dei rari casi dove l'adattamento non è poi così malvagio, nonostante il quasi stravolgimento del libro.
Ho amato molto Julie, in tanti aspetti mi ci sono anche ritrovata. L'ansia dei 30 che arrivano e i bilanci che si iniziano a fare li trovo tremendamente vicini a me.
Il voler imbarcarsi in un progetto, darsi uno scopo, anche piccolo, non trascendentale, per dare un po' di senso alla propria vita, essere insicura e combinare pasticci: sono tratti in cui mi rivedo.
Io spesso e volentieri parto in quarta nel voler fare qualcosa e poi spesso e volentieri abbandono dopo poco.
Le invidio molto il marito. Una gran pazienza quell'uomo! E poi a trovarlo uno che ti aiuta nelle faccende di casa!
Una cosa mi rattrista: il pessimo quadro che si fa di New York. E' vero, io non ci sono mai stata e molto probabilmente quella che ho io in testa è un'immagine idealizzata e un po' troppo da Sex and the City, ma davvero fa così schifo? No, ditemi che non è così.
Direi che mi è piaciuto. Mi ha tenuto compagnia durante l'influenza e poi è proprio quel genere di racconto molto realistico che mi prende molto (sì, è un'autobiografia. Fondamentalmente mi piace farmi gli affaracci degli altri). Divertente, buffo ma fa anche riflettere.

Consiglio: Leggetelo! :)